MESSAGGIO DI PASQUA DEL PRESIDENTE FILIPPO BOSCIA - E si allega anche una riflessione del Presidente Boscia per la Quaresima

Roma, 19 Marzo 2021


Carissimi Amici,

nel tempo del mistero pasquale, della morte e resurrezione di Cristo desideriamo vivere in pienezza questo grande evento, consapevoli che questo è il tempo della nostra Fede e della nostra speranza. Nella Veglia Pasquale “madre di tutte le veglie” rinnoveremo la gioia dell’annuncio dell’Angelo:  “Non abbiate paura, Gesù Nazareno è risorto”… spezzate sono le catene del peccato e della morte!

In questo travagliato periodo nel quale pandemia ci ha fatto riscoprire incerti, insicuri e paurosi e forse incapaci di pronunciare parole di speranza, il Signore bussa alla porta di ciascuno per scuoterci dal torpore e invitarci all’ASCOLTO della Sua parola, alla PREGHIERA personale, alla DISPONIBILITA’ generosa verso tutti. I problemi connessi alla pandemia dovranno pur finire! Altrimenti la vita sarebbe una perenne Quaresima e non una Pasqua.

Proprio in questo delicato momento forse è il caso di chiederci: “La Pasqua cosa dice a noi medici?” Se leghiamo la Pasqua al nostro battesimo e alla nostra vita, forse riusciamo a meglio riflettere e ad intravedere i cospicui frutti della Pasqua. La Pasqua è un invito a ritornare nel cuore della nostra vocazione e della nostra missione: è per noi un’eccezionale momento di grazia, di potatura dell’inutile che è in noi, di rimozione dei tanti pregiudizi che generano indifferenza e diffidenza.

Noi medici cattolici, come comunità di credenti e battezzati, dovremmo essere capaci di diventare collaboratori del Cristo Risorto, di spogliarci del proprio “io”, di rimuovere in noi quelle incrostazioni che impediscono l’ascolto della Sua parola vivificante; proporci di annunciare, di evangelizzare, cioè di far echeggiare la Sua Parola.


Il Risorto chiede a ciascuno di noi di saperLo riconoscere e di accoglierLo nella nostra dimora e nei luoghi del nostro lavoro, ove Lui è al primo posto nel prendersi cura dell’esistenza umana, di glorificare Dio e santificare la realtà, ma ancora di esercitare carità e spiritualità a vantaggio delle fragilità dei poveri, dei bisognosi, dei malati, di quanti sono stanchi, avviliti e abbandonati.

Dobbiamo essere convinti che la società non può camminare verso la morte! La Pasqua ci propone un chiaro messaggio di rinascita e di vita: noi dovremmo impegnarci nella nostra attività professionale, per essere sempre testimoni credibili, promuovere la scienza, animare con azioni e prospettive di fede un’organizzazione sanitaria incerta.

Una grande sfida teologica, etica e culturale si pone davanti a noi. Oggi la medicina ippocratica è offuscata da molti progetti sociali, a volte poco illuminati dall’etica: nella prospettiva della guarigione, sempre più spesso, si propongono discorsi distorti che oggettivano la persona umana trasformandola in “codice alfanumerico”, in “codice a barre”, in un “algoritmo” o in quell’incredibile raccolta di dati sensibili, tutti commerciabili, che è il datismo! Ma tutto questo è inaccettabile!

Siamo fortemente convinti che ogni sfida debba prioritariamente passare attraverso la vocazione e la missione di noi sanitari chiamati a curare e a prenderci cura del fratello, della sorella, dei bambini che soffrono, soprattutto quando la guarigione, come spesso capita, si allontana: siamo invitati a testimoniare affinché la vita dell’uomo nella storia sia un dono prezioso per tutti.

Certamente tante altre riflessioni potremo farle insieme al nostro caro Don Edoardo, Card. Menichelli, in un incontro che ci ha promesso e che avrà luogo su piattaforma web a partire dalle 19.00 del 29 marzo p.v. e che spero sia ampiamente partecipato.

Con lui potremo certamente meglio capire quali siano le grandi sfide contemporanee che la Pasqua imminente ci propone. A tutti voi e alle vostre famiglie il mio più affettuoso e sentito augurio per la Santa Pasqua.


Filippo M. Boscia

BOSCIA (AMCI): Comunicato in risposta al volgare attacco di Fiorello & co nel corso del festival di Sanremo

Nel corso del 71° Festival di Sanremo, che si è appena concluso, oltre alle varie volgarità, inutili e già di per sè censurabili, siamo stati tutti profondamente amareggiati dalla disgustosa immagine della corona di spine, con cui Fiorello e Achille Lauro hanno deliberatamente offeso la nostra fede. Anche perchè per noi cristiani, specie ora che è tempo di Quaresima, quella corona di Gesù ha un significato spirituale molto importante, che non può diventare un momento di banalissimo spettacolo o di derisione dei nostri valori e simboli più sacri.

Ci associamo quindi pienamente al Comunicato del nostro Presidente Filippo Boscia, che pubblichiamo qui sotto ed al Comunicato ufficiale del Vescovo di Sanremo (in allegato), in cui hanno duramente criticato questo ennesimo episodio blasfemico, che offende tutti i cattolici.

F. B.


COMUNICATO AMCI

Indignazione e condanna per l'incivile offesa  alla nostra religione segno inequivocabile del terribile degrado nel quale volge il mondo dello spettacolo.

Gli insensati e i violenti dovrebbero vergognarsi ! Si può fare spettacolo senza offendere le sensibilità  o deridere la dimensione religiosa che è  forma specifica della vita umana. Non rassegnamoci né facciamoci demoralizzare , ma con coraggio  esprimiamo la nostra civile ferma  denuncia anche  nome dei tanti che mai saranno complici di un così ignobile modo ideologico di vivere e di sentire.

La religione non riguarda  aspetti qualsiasi dell'esistenza umana: essa ha a che fare con gli interrogativi fondamentali  che l'uomo si pone e riguarda il senso e il fine  della vita. Il messaggio cristiano rivela Dio all'uomo e l'uomo a se stesso.  Nel vortice dei social facciamo viaggiare la parola di Dio che illumina la nostra vita, orienta le nostre giornate e illumina i nostri cuori. Impariamo a seminare nei social !
 
Filippo Boscia 
Presidente del Medici Cattolici Italiani

 

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Franco Balzaretti Riflessioni dagli incontri “Amci e Spiritualità” di Torino su Bioetica News

Fratelli Tutti

Nella prima serata organizzata dall’Amci di Torino incentrata sull’enciclica Fratelli tutti la relazione principale è stata affidata a padre Luciano Manicardi, priore della Comunità di Bose, di cui ricordo ancora anche la bellissima relazione ai Medici Cattolici del Piemonte “Stare accanto al sofferente”, organizzata da Bruno D’Angeli il 20 ottobre 2018 a Bose, e in cui ci aveva parlato, in particolare, di vulnerabilità, come indicatore dell’umano, dignità umana, cura e resilienza, tema quest’ultimo chein questi tempi di pandemia, ricorre molto spesso e con drammatica attualità.

Ed ora tre brevi considerazioni riguardo all’Enciclica Fratelli tutti:

 Assisi

Chi va ad Assisi incontra san Francesco e con lui la vera fraternità. E Papa Bergolio proprio per questo ha scelto il nome di Francesco, in quanto ha voluto fondare il suo pontificato su pace, rispetto del creato e fraternità ed ha infine firmato ufficialmente il 3 ottobre scorso la sua ultima enciclica Fratelli tutti proprio ad Assisi.

 Come ha sottolineato padre Enzo Fortunato:

Eravamo abituati alle foto di rito in cui il Papa siglava l’Enciclica su un tavolo di legno con accanto il cerimoniale della Santa Sede. Questa volta ci siamo trovati con il Papa che guarda san Francesco e firma la sua terza Enciclica su un “tavolo di roccia”, facendo diventare Assisi “altare e cattedra di pace”, come la definì Giovanni Paolo II

Anche noi, Medici Cattolici, abbiamo incontrato San Francesco, proprio pochi giorni dopo. Ed infatti ci siamo ritrovati ad Assisi dal 15 al 18 ottobre, in occasione del Ritiro spirituale nazionale, guidato dal nostro Assistente nazionale Cardinale Edoardo Menichelli. E, nell’occasione, abbiamo avuto anche la possibilità di pregare davanti a Carlo Acutis, esposto alla venerazione dei fedeli, e che era stato proclamato Beato dalla Chiesa, sempre ad Assisi il 10 ottobre e quindi solo pochi giorni prima del nostro Ritiro.

Chiara Lubich

Ricordo poi che ricorre il centenario della nascita di Chiara Lubich; lo ha anche ricordato la Rai con il recente film biografico, in cui si sottolineavano alcuni aspetti significativi del suo carisma. Un carisma che si fonda proprio sulla fraternità universale!

Per cui ci sono, evidentemente, degli stretti legami tra  l’Encilica Fratelli Tutti e  Chiara Lubich; basti pensare a tutto quello che Lei ha scritto, che ha vissuto, alla sua passione per l’unità del mondo e della famiglia umana. E l’Enciclica rappresenta quindi anche un vero e proprio manifesto di un nuovo umanesimo: lo stesso umanesimo di Chiara.

Ed oltretutto voglio ricordare che avevo conosciuto Chiara Lubich diversi anni fa, proprio a Torino, in un meeting del Movimento dei Focolari, invitato dall’amico Fabrizio Fracchia.

Il Samaritano

«E si presa cura di lui!» È una straordinaria frase del Vangelo, che ricorre spesso nei nostri Convegni; una frase che ci scuote dal torpore del qualunquismo e dell’indifferenza ed interpella le nostre coscienze. Ed anche Fratelli tutti ci richiama alle nostre responsabilità, individuali e collettive di medici (ma anche di cattolici), di fronte alle nuove sfide di questi nostri tempi tormentati e segnati dalla sofferenza, che si affacciano sulla scena internazionale. Anche se il solo proclamarci fratelli e fare dell’amicizia sociale il nostro abito, certamente non basta. Perché, come afferma Papa Francesco

Siamo cresciuti in tanti aspetti ma siamo analfabeti nell’accompagnare, curare e sostenere i più fragili e deboli delle nostre società sviluppate. Ci siamo abituati a girare lo sguardo, a passare accanto, a ignorare le situazioni finché queste non ci toccano direttamente (FT, 64).

Anche perché l’impatto della fraternità è spesso dirompente; ed impone una costante attenzione alle esigenze del prossimo, di ogni prossimo: sia esso persona, popolo o comunità. Ce lo dice chiaramente questa enciclica, che ruota intorno all’amore fraterno ed universale, al di là di ogni appartenenza, anche identitaria (FT, 81).

E l’immagine del Buon Samaritano per noi è un monito, ma anche un modello di vita, richiamandoci ad un concreto aiuto a chi soffre e a chi è bisognoso. E noi medici non dobbiamo neppure fare molta fatica per incontrare il nostro prossimo, è sempre con noi, nel volto dei nostri ammalati e dei tanti sofferenti che incontriamo ogni giorno.

Ed infine non possiamo dimenticare la conclusione di Gesù, che è anche una richiesta esplicita a tutti noi medici, operatori sanitari, uomini e donne di buona volontà: «Va’ e anche tu fa’ lo stesso» (Lc 10,37), che ci richiama a mettere da parte ogni diversità e, davanti alla sofferenza, a farci vicini di chiunque si trovi in difficoltà.

E dunque, io non dico più che ho dei “prossimi” da aiutare, ma che mi sento chiamato a diventare io stesso prossimo dei nostri fratelli più piccoli e di chiunque abbia bisogno!

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Samaritanus Bonus

Dopo la serata del 12 gennaio in cui il priore di Bose Luciano Manicardi aveva magistralmente illustrato e commentato l’Enciclica Fratelli Tutti, nel nostro secondo incontro del 23 febbraio  abbiamo approfondito un altro importante documento del Magistero: la Lettera Samaritanus Bonus, sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita. La lettera era stata pubblicata il 22 settembre del 2020 a cura della Congregazione per la Dottrina della Fede, per fornire alla comunità cristiana ‒ e a tutto il mondo della sanità ‒ alcune indicazioni precise proprio sul tema del fine vita.

Come avevamo già visto, nel precedente incontro del Corso, nell’ultima Enciclica Fratelli tutti il Papa fa ampio riferimento alla parabola del Buon Samaritano, così come, ovviamente, nella Lettera Samaritanus Bonus. Per cui ci domandiamo: cosa  possiamo trarre dal raffronto tra questi due testi? Possiamo sicuramente affermare che i due testi, oltre al comune fondamento antropologico e teologico, sono complementari, perché applicano la stessa icona evangelica del Buon Samaritano, anche a due situazioni ben diverse, eppure assai connesse tra di loro, essendo ambedue essenziali per la vita, e la dignità dell’uomo, soprattutto nel nostro Paese e nella nostra civiltà.

Samaritanus Bonus identifica il Buon Samaritano con Cristo stesso, medico delle anime dei corpi, e che accoglie la domanda di salute trasformandola in domanda di salvezza eterna. Da qui la necessità di prendersi cura del nostro prossimo: delle sue ferite e del suo dolore.  Anche perché, come sottolinea la Lettera:

La gestione organizzativa e l’elevata articolazione e complessità dei sistemi sanitari contemporanei possono ridurre la relazione di fiducia tra medico e paziente ad un rapporto meramente tecnico e contrattuale, un rischio che incombe soprattutto nei Paesi dove si stanno approvando leggi che legittimano forme di suicidio assistito ed eutanasia volontaria dei malati più vulnerabili.

Lo straordinario sviluppo delle tecnologie biomediche ha accresciuto, in modo esponenziale, le capacità cliniche della medicina nella diagnostica, nella terapia e nella cura dei pazienti. E la Chiesa (e con essa, ovviamente, anche noi Medici Cattolici), guarda sempre con speranza alla ricerca scientifica e tecnologica, e vede in esse una favorevole opportunità di servizio al bene integrale della vita e della dignità di ogni essere umano1. Tuttavia, questi stessi progressi della tecnologia medica, seppur assai preziosi, non sono di per sé determinanti per qualificare il senso proprio ed il valore della vita umana. E infatti, ogni progresso nelle abilità degli operatori sanitari richiede una crescente e sapiente capacità di discernimento morale2, per evitare un utilizzo sproporzionato e disumanizzante delle tecnologie, soprattutto nelle fasi critiche o terminali della vita umana.

Concludendo, possiamo quindi affermare che la Lettera Samaritanus Bonus ci offre sicuramente un chiarimento morale ed un indirizzo pratico, nella convinzione che occorre «una unità di dottrina e prassi». Non si limita quindi a ribadire il messaggio del Vangelo, già di per sé molto significativo e paradigmatico, o ricordare alcuni importanti insegnamenti del Magistero, ma si preoccupa soprattutto di mettere a nostra disposizione alcuni orientamenti pastorali, precisi e concreti, nell’etica del prendersi cura; più precisamente del prendersi cura di tutta la vita e della vita di tutti.

Questi sono degli orientamenti ai quali noi medici dovremo fare sempre riferimento, nella nostra pratica quotidiana ed in modo particolare nel nostro approccio al malato grave e terminale. Questa Lettera si propone di illuminare i pastori e i fedeli, ma anche noi medici, nelle nostre preoccupazioni e dubbi, circa l’assistenza medica, spirituale e pastorale dovuta ai malati nelle fasi critiche e terminali della vita. Il che spiega perché Samaritanus Bonus non rappresenta solo uno strumento di riflessione o un riferimento etico-morale, ma un dono provvidenziale per tutti noi.

Nella Nuova Carta degli Operatori Sanitari del 2016 si afferma che «servire la vita significa, per l’operatore sanitario, rispettarla ed assisterla fino al compimento naturale». E nella stessa poi si sottolinea anche che: "Al malato, nella fase terminale della sua malattia vanno somministrate tutte le cure, che gli consentano di alleviare la penosità del processo del morire. Queste corrispondono alle cosiddette cure palliative, che con una risposta assistenziale ai bisogni fisici, psicologici, spirituali tendono a realizzare una “presenza amorevole, attorno al morente e ai suoi familiari”.

Per cui deve essere proprio questa la vera risposta – cristiana, ma anche umana –- al dolore, alla sofferenza e alla morte, comunque essa si manifesti e segni la vita umana, anche perché questa rappresenta poi anche un inconfondibile indicatore dell’umanesimo della nostra cultura e del livello di civiltà che essa ispira.

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 Note

 1 PONTIFICIO CONSIGLIO PER GLI OPERATORI SANITARI,  Nuova carta degli Operatori sanitari, LEV, Città del Vaticano 2016, n. 6

 2 BENEDETTO XVI, Lett. Enc. Spe salvi (30 novembre 2007), n. 22: AAS 99 (2007), 1004: «Se al progresso tecnico non corrisponde un progresso nella formazione etica dell’uomo, nella crescita dell’uomo interiore (cfr. Ef 3, 16; 2 Cor 4, 16), allora esso non è un progresso, ma una minaccia per l’uomo e per il mondo» 


BIOETICA NEWS : Intervista al dr Franco Balzaretti

vedi anche al link : https://www.bioeticanews.it/robotica-e-tradizione-nella-pratica-chirurgica-intervista-a-franco-balzaretti/


D. Ha partecipato recentemente al Convegno internazionale di Bioetica, che si è tenuto di recente a Malta, in video-conferenza, «Bioetica e i cinque sensi», organizzato dal Dipartimento di Teologia Morale della Facoltà di Teologia dell’Università di Malta, diretto dal prof. Ray Zammit, con la consulenza scientifica italiana del filosofo e bioeticista Prof. Pietro Grassi. Sono state trattate ed approfondite, nel corso delle quattro giornate, tematiche legate alla pratica clinica nelle diverse fasi della vita approfondendo aspetti diversi in una dimensione pluridisciplinare. Che cosa Le ha lasciato questo Convegno?

R. L’ampia riflessione a 360° sui cinque sensi di questo interessantissimo Convegno Internazionale ci aiuta,  non solo a  ricordare il passato e a  tracciare delle nuove vie per il futuro, ma soprattutto a comprendere maggiormente l’importanza dei cinque sensi nella nostra vita di tutti i giorni e nella nostra professione di medici.

E questo risulta ancor più importante per noi chirurghi, dal momento  che siamo sempre più affascinati, ed addirittura dominati, dalle nuove tecnologie e dalla chirurgia robotica. Nella nostra pratica quotidiana è infatti possibile ricercare la sorgente della nostra tradizione e del nostro passato, un passato non nostalgico, ma vivo, illuminante e, per molti aspetti, imprescindibile, proprio perchè capace di riscaldare il nostro cuore e spingerci a non arrenderci dinanzi alle nuove sfide della medicina e della bioetica, in una società che sembra di poter (o meglio voler) prescindere, sempre più, dai cinque sensi e dalle relazioni umane.

Diventa interessante, a tal proposito, sviluppare una pratica terapeutica che, a partire dalle suggestioni dei cinque sensi, sia capace di farci riacquistare quei rapporti umani e relazionali che credevamo d’aver perduto per sempre, e che comunque sono sempre più indispensabili, per dare un giusto equilibrio alla medicina (…e chirurgia) moderna, che non potrà mai essere affidata solo ai freddi calcoli ed indicazioni delle intelligenze artificiali ed ai bracci robotici.

D. E proprio su chirurgia robotica ha esposto la Sua relazione, nella prima sessione, intitolata «Presupposto dell’esistenza: i sensi come mediazione del mondo». Dinanzi all’uso di avanzati strumenti tecnologici, rispetto al passato come è cambiata la figura e il ruolo del medico chirurgo?

R. La medicina si è basata per molti secoli su conoscenza, percezione, intuito e sensibilità; e da qui anche la necessità  di tutti i medici e chirurghi di affidarsi ai cinque sensi, di cui la natura ha dotato l’essere umano. Ma, evidentemente, la natura non bastava, e neppure l’istinto; ed allora l’uomo si è affidato, sempre più, al progresso scientifico e tecnologico.

E quindi, oggigiorno, i cinque sensi sembrano relegati al mesto ruolo di supporto ai potentissimi mezzi tecnologico-informatici, esageratamente sofisticati ed ipertecnologici. Ed ecco che la medicina moderna pensa (o meglio si illude) di poter fare a meno delle mani del medico e del chirurgo e dei cinque sensi, sostituendoli con sofisticati strumenti tecnologici, informatici e robotici, che offrono, senza dubbio, nuove e maggiori possibilità diagnostico/terapeutiche, impensabili solo fino a pochi anni fa.

Oggi c’è un ricorso sempre più diffuso ‒ oserei dire esasperato ‒ alle nuove tecnologie, con il rischio intrinseco di un freddo distacco, che riduce sempre più  il “contatto fisico” con i pazienti. Un contatto, che si è ancor più ridotto a causa del Covid. Ed oggi la chirurgia, ricorre maggiormente alle tecnologie più moderne e, di recente, addirittura alla robotica ed alle intelligenze artificiali, sempre più determinanti… e, per molti versi, addirittura egemoniche.

È ormai chiaro a tutti che, per alcune discipline della Chirurgia, ci sono stati straordinari progressi, che consentono al chirurgo mano fermissima (e addirittura ruotabile a 360 gradi), e vista perfetta attraverso ai monitor ad altissima definizione 3D. Ed infatti la chirurgia robotica consente dei nuovi e rivoluzionari interventi, inimmaginabili fino solo a pochi decenni fa. 

D. Quali sono le problematiche emergenti?

R. E se durante l’intervento qualcosa va storto? Se il paziente subisce un danno per un malfunzionamento del robot? Chi è il responsabile? Oggi non esistono risposte esaustive a queste domande e ci troviamo, quindi, di fronte ad una questione etica (ma anche legale) molto importante.

Il robot offre evidenti vantaggi, soprattutto per il chirurgo; ma presenta anche notevoli vantaggi per il paziente e la società. E tuttavia la chirurgia robotica presenta anche alcuni rischi e svantaggi, ad es.  il chirurgo perde la sensazione tattile e la percezione della tensione, col rischio di causare lesioni ad organi e tessuti. Manca poi anche l’olfatto: molto importante perché, nella chirurgia tradizionale, aiuta il chirurgo a capire meglio alcune situazioni particolari (microperforazioni intestinali, necrosi, infezioni etc.). Oltretutto la Chirurgia Robotica può essere eseguita anche a notevole distanza: telechirurgia. Ma l’applicazione della chirurgia robotica (e soprattutto della telechirurgia) deve sempre presupporre diverse attenzioni tecnico-scientifiche, ma anche etico-morali.

Proprio per questo credo che, per il futuro, si dovrà pensare ad un nuovo ed ampio progetto educativo e formativo. Sì, perché quello che si deve assolutamente evitare, con la Chirurgia Robotica, è la sostituzione del robot al rapporto umano e al contatto fisico, che è imprescindibile in ogni relazione umana; e in modo particolare nel rapporto medico/paziente. E questo perché la “care” solo artificiale di una macchina porta alla disumanizzazione della cura e ad un’oggettivazione del paziente.

D. Di che cosa c’è necessità allora perché la tecnica possa essere di aiuto e non domini, non stravolga la dimensione umana nella relazione medico – paziente? Quali sono le sfide future nel campo della Chirurgia Robotica?

R. La Chirurgia Robotica è senza dubbio la Chirurgia del futuro, non possiamo negarlo e neppure impedirlo, perché consentirà nuovi indiscutibili ed irrinunciabili vantaggi per il paziente; ma, è bene sottolinearlo, porterà anche nuove problematiche ed inquietudini! E proprio per questo occorrerà definire meglio anche il quadro sociale ed etico-giuridico, e questo perché al centro ci deve essere sempre l’uomo … e nessuno deve essere lasciato indietro.

Abbiamo visto che il progresso tecnologico corre. E corre molto più veloce della riflessione etica e della legislazione. E se, da un lato, è giusto, anzi necessario, che il progresso continui a correre, tuttavia deve procedere all’interno di un quadro di riferimento etico-antropologico e giuridico-culturale.

Ed infine si deve assolutamente evitare la dicotomia aprioristica di scegliere tra l’high tech e l’high touch, come fossero due opzioni separabili, intercambiabili o addirittura antitetiche. E quindi la riflessione sul ruolo e il significato che hanno i sensi nella relazione terapeutica deve necessariamente fondarsi su diversi approcci: filosofico, etico, comunicativo, socio-politico e legislativo, oltre che a quello strettamente medico.

 

Bioetica News Torino, Novembre 2020

 

 


N.B.: alleghiamo inoltre alcuni altri articoli e/o interventi dello stesso  dr. Franco Balzaretti

 

Giuseppe Battimelli: "La Tutela della salute nell'emergenza pandemica." (pubblicato su Civitas Hippocratica)

Siamo lieti di pubblicare (in allegato) un  articolo a cura del nostro vice-presidente nazionale Giuseppe Battimelli su un tema di grande attualità: "La Tutela della salute nell'emergenza pandemica : tra diritti e criticità" (e pubblicato su Civitas Hippocratica). E Battimelli, in questo suo importante lavoro, riflette soprattutto sui doveri deontologici ed etici verso l’ammalato, che non possono essere violati in considerazione degli aspetti dell’emergenza, perché diversamente, se si tiene conto aprioristicamente e acriticamente soltanto delle conseguenze, si potrebbero giustificare in qualche misura deroghe, tra l’altro arbitrarie, al principio e al diritto alla tutela della salute personale, con ricadute di tipo utilitaristico.

 NB: pubblichiamo in allegato il testo completo (e scaricabile) di questo interessante articolo, unitamente ad altre pubblicazioni recenti dello stesso Battimelli-