COMUNICATO STAMPA AMCI /FEAMC

Nella cogente preoccupazione di queste ore difficili i Medici Cattolici aderenti all’AMCI e tutti i Medici delle Associazioni Nazionali aderenti alla Federazione Europea, desiderano stringersi intorno a Papa Francesco, Pastore universale, e a tutti i Vescovi e insieme a loro volgere un particolare, competente e misericordioso sguardo alla sofferenza e al religioso accompagnamento spirituale delle fragilità.

La necessità di ottemperare ai piani di prevenzione antivirale e gli eventi di assistenza, in precisa risposta a questa emergenza, hanno offuscato i linguaggi, i simboli, i messaggi e i paradigmi della vita. Ma noi Medici Cattolici desideriamo sottolineare la nostra disponibilità ad ogni intervento, la nostra vicinanza ai pazienti, agli uomini, alle donne e ai bambini, che sono soggetti storici viventi nel tempo e nello spazio e giammai oggetti di cura.

L’AMCI e la FEAMC desiderano ringraziare le Istituzioni nazionali, sovranazionali e le Autorità tutte, ma soprattutto rivolgere il proprio grato apprezzamento a tutti i medici, agli infermieri e agli operatori sanitari tutti che, nel drammatico frangente della pandemia da coronavirus, stanno ri-sottolineando l’etica ippocratica, riscoprendo vocazione, vicinanza, sollecitudine al letto del malato e riscoprendo che la questione non è solo etica e deontologica, ma trova anche ancoraggio e sostegno nella fede religiosa.

Di fatto gli operatori sanitari tutti, riscoprendo l’ethos ippocratico e animando con competenza la ricerca scientifica, la sperimentazione e l’assistenza, hanno l’esigenza di difendere da ogni strumentalizzazione ideologica le importanti fasi della loro operatività.

Intensamente impegnati nell’assistenza e nella prevenzione, tutti non dimenticano mai di illuminare questo buio momento con la luce dell’amore, rafforzando la loro precipua identità in difesa della vita.

Operatori sanitari, medici, infermieri, universitari, ospedalieri, territoriali, di famiglia, specialisti e non, di fatto in ogni momento mostrano che il loro DNA è integralmente fuso con gli elementi valoriali contenuti nella loro tradizione culturale, che da sempre impronta l’esercizio della professione alla esclusiva tutela e difesa della vita umana e dell’ambiente, così come disposto dall’insegnamento del Medico dell’isola di Coo (Kos).

Ogni prospettiva ideologica, posta a disposizione della difesa intransigente della vita e del recupero della salute di ciascuna persona ammalata, appare inconciliabile in netta divergenza rispetto a ventilate ipotesi di selezione di pazienti destinati a terapie rianimatorie, da taluni prospettate in relazione alla limitata disponibilità di posti letto e di conseguenti attrezzature. Noi auspichiamo che mai venga a ricorrere la necessità di dover selezionare chi curare e chi no, pur comprendendone la concreta possibilità in mancanza di devices respiratori e di eventi catastrofali straordinari.

Tutti, proprio tutti, sono proiettati nell’intransigente difesa della vita volta al recupero della salute di ciascuna persona malata.

I Medici Cattolici e gli altri Operatori Sanitari che professano la fede cattolica, sulla base di patrimonio culturale intangibile, nonché di principi evangelici, respingono con assoluto vigore la sopra prospettata eventualità predeterminata di discriminazione, selezione o scelte di pazienti in carenza di posti letto.

Intendono ribadire la loro indefessa volontà di garantire a tutti i pazienti le necessarie cure anche a costo di intensificare ulteriormente i già intensi sacrifici, moltiplicando i propri sforzi.

L’AMCI e la FEAMC confermano, altresì, la propria iniziativa diretta a diffondere, nell’ambito delle professioni sanitarie, il profilo vocazionale che appare costituire il pilastro ed il fondamento di una condotta professionale concretamente indirizzata a prestare un servizio agli uomini, proprio nelle vicende che ne manifestano la fragilità.   

Non possiamo non apprezzare i tanti gesti di umanità che i medici stanno compiendo in questo momento. Tra questi ci ha molto commosso la testimonianza della collega Cortellaro, primario del P.S. all’Ospedale “San Carlo Borromeo” di Milano, che ha consentito, attraverso il suo telefono in videochiamata, a più pazienti Covid-19, di rivolgere il pietoso ultimo saluto a congiunti, purtroppo distanti per disposte ragioni di sicurezza. Brava! Con commovente sollecitudine è riuscita ad umanizzare la morte.

Forse assieme a tecnologie avanzate, qualche mini iPad, abilitato alla videochiamata, potrebbe essere utile dotazione al letto del malato per favorire l’umanizzazione della sofferenza e del morire.

I medici nelle contingenti emergenze, desiderano continuare a “metterci la faccia!” Attraverso il loro volto potrà esprimersi la naturalezza e la profondità dei propri sentimenti.

Riconosciamo a tutti medici il merito di aver recuperato in cosi aspre circostanze quell’integrità valoriale che ha sempre fatto parte della loro missione e che oggi, pur nella loro fragilità, consente loro di affrontare al meglio le frontiere delle disuguaglianze e di essere attori di una rinnovata giustizia sociale, mai dimentica del rispetto a tutti dovuto.

 

     Filippo M. Boscia                                                                 Vincenzo Defilippis

      Presidente AMCI                                                                 Presidente FEAMC

 

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